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Rebor is a young student of Graphic Art at the Accademia Albertina, who with tenacity and determination managed to make his work well-known and highly appreciated in a short period of time. Rebor’s concept is at the center of the urban scene, but not limited to a single operational dimension. The author introduces himself into the nooks of the public space, goes searching for walls that show signs of dampness or simple negligence, where he insinuates his stretch with delicacy, creating icons filtered by memory, sometimes destined to remain on the wall surface, in other cases cut by skilled artisans with the aim of proposing them individually in the exhibition space, or even amplifying its diffusion with the technique of poster art. But Rebor goes even further, proposing neo-situationist performances in the metropolitan space, using recycled materials integrated with others already present, or creating sculptures where the dimension of the present is combined with that of myth and memory.

Rebor è un giovane studente di Grafica all’Accademia Albertina, che con tenacia e coerenza è riuscito in breve tempo a far conoscere ed apprezzare il suo lavoro. La ricerca di Rebor si pone al centro della scena urbana, ma con modalità ampie e non limitate ad una sola dimensione operativa. L’autore si introduce negli anfratti dello spazio pubblico, va alla ricerca di pareti che presentino scrostature figlie dell’umidità o della semplice incuria, dove si insinua con la delicatezza del suo tratto creando icone filtrate dalla memoria, talvolta destinate a rimanere sulla superficie murale, in altri casi facendo tagliare la stessa da abili artigiani per proporla singolarmente nello spazio espositivo, od ancora amplificandone la diffusione con la tecnica della poster art. Ma Rebor va anche oltre, proponendo performance neo situazioniste nello spazio metropolitano, adoperando materiali di recupero integrati ad altri già presenti, o creando sculture dove la dimensione del presente si congiunge a quella del mito e del ricordo.

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Rebor a Genova: L’UNICA COSA CHE CONTA E’ SAPER BARARE ?

“L’unica cosa che conta è saper barare” La nuova opera di Rebor si presenta sotto forma di manifesto, disegno da un frame del film “Le mani sulla città” di Francesco Rosi. La scelta di prendere a paradigma il personaggio corrotto, faccendiere, trasformista che sa muoversi nel torbido e non esita a cambiare maggioranza, amici e …

Non c’è muro che tenga

La nuova opera di Rebor invade  Corso Bolzano: Attraverso il simulacro di un muro a mattoni,  Rebor coglie l’espediente per dialogare con esso, affiggendovi  il manifesto “Società del sospetto”. L’ultima opera sfrutta infatti una copertura già esistente a stampa muro mattoni su pvc  in Corso Bolzano a Torino.   Cogliendo l’opportunità, attraverso il simulacro di …